«La ginnastica del desiderio»: il testo integrale dell’intervento alla GMG diocesana

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On line il testo integrale dell’intervo di mons. Franco Giulio Brambilla alla Veglia delle Palme 2018 di Varallo. «Nella Chiesa di oggi, in vista del Sinodo sui giovani, stiamo impegnando tante energie – e stiamo spendendo tante parole – per accompagnare nelle scelte importanti voi giovani – ha detto il vescovo ai ragazzi -. Ma non dimentichiamo la cosa essenziale: il sacrario interiore dove pulsa il nostro desiderio, è Dio a riempirlo!!! È lui che indica la strada. È uno spazio tutto nostro, che nessuno – neanche la persona amata – conosce veramente. È solo il Signore che lo vede e lo conosce. Non possiamo avere paura di questo. E io sono convinto che i miei giovani, i giovani della diocesi di Novara non possano avere paura… di coltivare un desiderio grande, di provare sempre da capo la ginnastica del desiderio e di lasciare che sia Dio a riempire il nostro desiderio!».

Un servizio sulla Veglia sull’edizione on line del nostro sesttimanale e sul numero in edicola il 30 marzo.


IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO A QUESTO LINK

Intervento alla Veglia delle Palme di Varallo XXXIII Giornata mondiale della gioventù
24-03-2018

LA GINNASTICA DEL DESIDERIO

Vi racconto una storia. È la storia di un giovane come voi, nato non lontano da qui, a Valduggia. Correva l’anno 1475, alcune fonti riportano il 1480. In una città vicina, proprio qui a Varallo, il giovane ha incontrato una comunità di frati, guidata da una grande personalità, il beato Bernardino Caimi: una personalità intrigante, animata dalla spiritualità francescana, che aveva creato un ambiente favorevole per l’arte e per lo spirito.

In mezzo a questo gruppo di persone Gaudenzio rivela il suo talento per l’arte e quando, nel 1493 viene donato il terreno prima per la costruzione della Chiesa della Madonna delle Grazie e poi per il Sacro Monte – la Nova Jeurusalem –, egli è presente tra i protagonisti della realizzazione del progetto. Mette sul piatto il suo talento e rivela le sue doti di pittore e artista precoce.

Agli inizi del nuovo secolo, il 1500, Gaudenzio ha tra i 20 e i 25 anni e decide di mettersi in viaggio. Raggiunge Milano e incontra l’opera dei grandi del suo tempo: Leonardo, Raffaello, Michelangelo. Lui, giovane che arrivava da una valle lontana, da una terra di periferia, non è intimidito dal confronto con queste grandi figure, anzi impara da esse. E nel 1513, dopo già molte prove che ne rivelavano l’ingegno, è pronto per realizzare la sua prima grande opera, la Parete gaudenziana, quasi un libretto d’opera di quello che farà al Sacro Monte. Pochi anni dopo, nel 1520 realizza il suo capolavoro, la cappella XXXVIII, quella della Crocifissione. Essa è stata la protagonista del nostro percorso quaresimale in diocesi quest’anno, con un’immagine digitalizzata in 14 miliardi di pixel ed esposta in centro a Novara, per il Progetto Passio 2018.

E poi… sceglie di non fermarsi, ma di partire per una grande avventura: lavora a Vercelli, Novara, Milano, Saronno, Morbegno. Diventa famoso, magari non come i grandi dai quali aveva imparato, ma, sapete, in un tempo di grandi uomini, non c’è invidia, e ne nascono di ancora più grandi. In un tempo depresso, di piccoli uomini, non nasce nessun talento, e quei pochi che ci sono, restano come intimoriti nel mostrare le proprie doti.

Perché vi ho raccontato questa storia? Mi capita spesso – mi è successo anche durante la mia visita pastorale qui in Valsesia – che quando incontro degli studenti, mi facciano tante domande. Rispondo per quanto posso, ma alla fine ne faccio sempre una anch’io. E la voglio fare anche a voi questa sera, per spiegarvi perché vi ho raccontato di Gaudenzio: Come vedete il vostro futuro? Ne avete paura? Le risposte, spesso, sono intrise di pessimismo: «Come vuole che vediamo il nostro domani, eccellenza? Non sappiamo se troveremo un lavoro, non sappiamo se avremo una casa nostra, se riusciremo a costruirci una famiglia».

E allora io vi dico: impariamo da Gaudenzio. Ma impariamo anche dai tanti artigiani che proprio questa valle ha generato nei secoli e che hanno fatto belle, con il loro mestiere, la loro sapienza e il loro impegno, le grandi corti d’Europa: da San Pietroburgo a Vienna. Se non avrete paura, se saprete avere coraggio – proprio come Gaudenzio –, anche per voi c’è speranza, anche per voi c’è futuro.

 

Vedete, quando sono stanco o qualcosa mi preoccupa, mi metto a leggere. E mi è capitato di rileggere il commento di Sant’Agostino alla Prima lettera di Giovanni. Credo fosse lo scorso novembre: quando l’ho letto, ho pensato: «questo lo voglio raccontare ai miei giovani, quando li incontrerò alla Veglia delle Palme». Il testo riprende da vicino il logo di questa serata: “Non temere”. Ve lo racconto leggendovi tre passi (Dai «Trattati sulla prima lettera di Giovanni» di sant’Agostino, vescovo, Tratt. 4, 6; PL 35, 2008-2009):

1 – Anzitutto, Agostino ci suggerisce: non temete di coltivare un desiderio grande.

L’intera vita del fervente cristiano è un santo desiderio. Ciò che poi desideri, ancora non lo vedi, ma vivendo di sante aspirazioni ti rendi capace di essere riempito quando arriverà il tempo della visione. Se tu devi riempire un recipiente e sai che sarà molto abbondante quanto ti verrà dato, cerchi di aumentare la capacità del sacco, dell’otre o di qualsiasi altro contenitore adottato. Ampliandolo lo rendi più capace. Allo stesso modo si comporta Dio. Facendoci attendere, intensifica il nostro desiderio, col desiderio dilata l’animo e, dilatandolo, lo rende più capace.

Attenzione, questo ve l’ho già detto tante volte: il desiderio è diverso dal bisogno. Al bisogno si risponde, il bisogno si riempie e si può placare. Ma il desiderio è qualcosa che ci spinge, ci mette in moto, è inesauribile. Il desiderio è più contento di ciò che manca che di ciò che ottiene, perché così ci tiene svegli, liberi, in cammino, ci fa puntare in alto.

2 – In secondo luogo, Agostino dice: non temete di coltivare la ginnastica del desiderio.

La nostra vita è una ginnastica del desiderio. Il santo desiderio sarà tanto più efficace quanto più strapperemo le radici della vanità ai nostri desideri. Già abbiamo detto altre volte che per essere riempiti bisogna prima svuotarsi. Tu devi essere riempito dal bene, e quindi devi liberarti dal male. Supponi che Dio voglia riempirti di miele. Se sei pieno di aceto, dove metterai il miele? Bisogna liberare il vaso da quello che conteneva, anzi occorre pulirlo. Bisogna pulirlo magari con fatica e impegno, se occorre, perché sia idoneo a ricevere qualche cosa. Quando diciamo miele, oro, vino, ecc., non facciamo che riferirci a quell’unica realtà che vogliamo enunziare, ma che è indefinibile.

Era il mio slogan appena arrivato a Novara, oggi ve lo voglio ripetere: siate tonici! Non siate spenti, non lasciatevi andare. Siate attivi, propositivi. Lasciatevi ispirare dalle ballerine che questa sera ci hanno tenuto con il fiato sospeso: la ginnastica del desiderio, come hanno fatto loro, disegna figure, intreccia espressioni, crea senso. Ma attenzione, però. Un motto dice “Ogni lasciata è persa”. Non è vero. Il rischio è quello di voler provare tutto. Ma è come non scegliere niente. È come guidare in una rotonda a cinque uscite senza mai imboccare una strada. È come fare zapping senza mai fermarsi, senza vedere fino in fondo una storia. Così facendo non si entrerà mai in una storia, non si costruirà mai un pezzo del percorso. La ginnastica del desiderio richiede che si elimini la vanità del desiderio. Agostino dice che è come riempire con il miele un contenitore dove prima c’era aceto. Prima devo vuotarlo dall’aceto, liberarmi di ciò che non è buono. E spesso non basta: è necessario lavare e pulire questo contenitore, perché faccia spazio a ciò che è buono.

3 – E, infine, Agostino ci dice: non temete che sia Dio a riempire il vostro desiderio!

Questa realtà si chiama Dio. E quando diciamo Dio, che cosa vogliamo esprimere? Queste due sillabe sono tutto ciò che aspettiamo. Perciò qualunque cosa siamo stati capaci di spiegare è al di sotto della realtà. Protendiamoci verso di lui perché ci riempia quando verrà. «Noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3, 2).

E così arriviamo al terzo momento, al quale ci porta proprio il duplice atteggiamento di non temere di coltivare un desiderio grande e di praticare la giusta ginnastica per far crescere questo desiderio. È il terzo aspetto del quale non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo avere paura che questo desiderio, questo spazio vuoto, sia proprio Dio a riempirlo.

Nella Chiesa di oggi, in vista del Sinodo sui giovani, stiamo impegnando tante energie – e stiamo spendendo tante parole – per accompagnare nelle scelte importanti voi giovani. Ma non dimentichiamo la cosa essenziale: il sacrario interiore, dove pulsa il nostro desiderio, è Dio a riempirlo!!! È lui che indica la strada. È uno spazio tutto nostro, che nessuno – neanche la persona amata – conosce veramente. È solo il Signore che lo vede e lo conosce. Non possiamo avere paura di questo. E io sono convinto che i miei giovani, i giovani della diocesi di Novara non possano avere paura… di coltivare un desiderio grande, di provare sempre da capo la ginnastica del desiderio e di lasciare che sia Dio a riempire il nostro desiderio!

+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara