Author: andrea79

«Cari giovani, indirizzatevi una lettera per il futuro»

Il vescovo Franco Giulio ha scritto alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, in concomitanza con la fine dell’anno scolastico.

E’ un invito a ritagliarsi un po’ di tempo per riflettere sui mesi eccezionali e difficili appena trascorsi segnati dal lockdown, dalla chiusura delle scuole e degli oratori e, per alcuni, anche dal dolore del lutto.


Lettera per il Futuro
L’invito ai giovani a scrivere un racconto «alle donne e agli uomini che diventerete»
12-06-2020
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Il vescovo chiede di prendere carta e penna e scrivere una lettera alla vecchia maniera, raccontando paure, speranze e preghiere che hanno riempito questi giorni. Una lettera da indirizzare ai se stessi del futuro, «alle donne e uomini che diventerete», da custodire e nascondere, per poi rileggerla tra qualche anno.

Mettere su carta le emozioni che hanno vissuto in questo periodo li aiuterà a comprenderle meglio, sarà un aiuto al discernimento per l’oggi. E conservarla come un tesoro prezioso per poi riscoprirla tra qualche tempo, permetterà loro di guardarsi indietro per comprendere come questo tempo li ha aiutati a diventare grandi.

Il vescovo ci chiede di fare questa proposta, affiancandola al lavoro di ascolto che la Giunta di pastorale giovanile sta conducendo in queste settimane attraverso un questionario (QUI LA PRESENTAZIONE E IL TESTO SCARICABILE)  che ha l’obiettivo di indagare proprio come i nostri giovani hanno affrontato questo tempo di pandemia, per aiutarci a definire la proposta di cammino del prossimo anno.

Eccola.


Lettera per il Futuro

Cari giovani,

mentre stiamo vivendo questa fase di ripresa graduale e ritorno alla normalità dopo le restrizioni per il contenimento del contagio da Covid-19, vorrei fare a ciascuno di voi una proposta: prendete carta e penna e scrivete la vostra Lettera per il futuro.

Mi piacerebbe che ciascuno di voi, in questi giorni, si fermasse per riflettere su come è cambiata la propria vita in questo periodo, e che, ripensando a quei momenti in cui si è ritrovato a volgere lo sguardo verso il Cielo con domande, ringraziamenti o alla ricerca di una consolazione, possa fissare questi pensieri per sempre nella propria Lettera per il futuro.

La Lettera per il futuro è una lettera che indirizzerete a voi stessi, in cui ciascuno potrà raccontare al “se stesso del futuro” come ha vissuto queste settimane di lockdown. È uno spazio per descrivere i sentimenti che avete provato, le scoperte che avete fatto su voi stessi e sugli altri, i sogni che avete messo nel cassetto, i desideri che avete coltivato, cosa vorreste cambiare nei prossimi anni e quali riflessioni sulla direzione della vostra vita vi hanno accompagnato.

Una lettera che ha un po’ il sapore di una pagina dei vecchi diari, quando i social network non li avevano ancora parzialmente sostituiti, da riprendere in mano tra due o tre anni.

Imbustate la lettera, scriveteci sopra il vostro nome e la data in cui desiderate riaprirla. Scriverla sarà per voi l’occasione per ripensare a questo periodo, rileggere i vostri sogni. Riaprendola, scoprirete che cosa quel ragazzo o quella ragazza che oggi sta ricominciando a incontrare gli amici e che spera di poter tornare presto a scuola, all’università, sul lavoro, in oratorio, potrà dire all’uomo e alla donna che diventerete.

Conservatela sempre, sarà il vostro tesoro: in essa resterà inalterata quella luce di quel Cielo a cui vi siete rivolti, nei mesi che sono appena trascorsi, nel silenzio della vostra camera.

Novara, 12 giugno 2020

                                                + Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara

Coronavirus: sospesa la Veglia delle Palme e le altre iniziative diocesane

In ottemperanza alle disposizioni vigenti in merito alle misure di contenimento del Coronavirus, l’Ufficio per la Pastorale Giovanile.

SOSPENDE:

– Vieni e vedi (14-15 marzo 2020)
– Esercizi spirituali dei giovani (20-23 marzo 2020)
– Laboratorio di accompagnamento dei giovani (21 marzo 2020)
– Convegno dei chierichetti (29 marzo 2020)
– Messa e adorazione degli universitari

E TUTTE LE ALTRE ATTIVITA’
IN PROGRAMMA FINO AL 3 APRILE 2020

Inoltre, data l’impossibilità di ultimare i preparativi senza venir meno all’osservanza delle suddette disposizioni, sentito il parere delle autorità competenti in loco e in accordo con l’Ordinario Diocesano:

E’ SOSPESA  
LA VEGLIA DELLE PALME 
IN DATA 4 APRILE 2020
A GALLIATE

Sono decisioni che ci chiedono una grossa rinuncia ma necessarie a dare il nostro piccolo ma significativo contributo per arginare il diffondersi del virus. Ricordandoci vicendevolmente nella preghiera ringrazio tutti per l’attenzione.

Don Marco Masoni
e l’Ufficio per la Pastorale Giovanile

Torna R-Estate in Missione: le date e il percorso dell’edizione 2020

Educazione alla mondialità, apertura alle diversità, incontro con le culture e conoscenza delle attività missionarie: torna anche nel 2020 R-Estate in Missione, la proposta di formazione e animazione missionaria rivolta ai giovani tra i 20 ed i 30 anni della diocesi di Novara, organizzato dal Centro Missionario Diocesano, in collaborazione con l’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile.


Il primo incontro di presentazione del percorso formativo si terrà:

Sabato 18 gennaio 2020 alle ore 15, presso la sede della Caritas diocesana (Novara, via San Gaudenzio 11)


Informazioni e iscrizioni a R-Estate in Missione

Per informazioni è possibile contattare telefonicamente:

  • il Centro Missionario allo 0321-661642 (da Lunedì a Venerdì dalle 11 alle 13);
  • il centralino della curia diocesana (da Lunedì a Venerdì dalle 14.30 alle 17);
  • o il numero 347-0085196.

Oppure scrivere a:  missioni@diocesinovara.it


Le date del percorso

Il percorso prevede sei incontri di preparazione da febbraio sino a giugno, con la conclusione alla Route diocesana dei giovani, durante la quale chi partirà in missione, riceverà il mandato dal vescovo Franco Giulio.
Nel mese di settembre, sono poi in programma altri due incontri di revisione e restituzione.

Ecco le date:
Incontri di preparazione
1° Febbraio, dalle 10 alle 16;
15 Febbraio, dalle 10 alle 16;
7 Marzo, Cena insieme
18 Aprile, dalle 10 alle 16; SOSPESO L’INCONTRO IN PRESENZA
9 Maggio, dalle 10 alle 16; SOSPESO L’INCONTRO IN PRESENZA

Nel febbraio 2020, in seguito alle disposizioni per il contenimento del Coronavirus, il percorso e gli incontri in presenza previsti sono stati sospesi. Sono state comunque proposte alcune occasioni formative online, in particolare la videoconferenza del 18 aprile 2020 con la giornalista Anna Pozzi sul tema “Africa e Migrazioni al tempo del Coronavirus” e la videoconferenza del 9 maggio 2020 con il giornalista Giorgio Bernardelli sul tema “La cultura della terra. Il Sinodo dell’Amazzonia e le sfide del presente”.

Estate 2020, partenza per le missioni

Incontri di revisione
5 Settembre, Cena insieme
3 Ottobre, dalle 10 alle 16.

 

Genitori, allenatori e dirigenti insieme: tutti convocati

E’ stato presentato questa mattina a Novarello “Siamo tutti convocati”, corso di formazione proposto dalla Diocesi di Novara rivolto a genitori, allenatori e dirigenti delle società sportive del territorio.


Scarica la brochure con la presentazione del progetto e i contenuti formativi


Il corso è organizzato dal settore di pastorale dello sport dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana e con la collaborazione del Novara Calcio, di Agil Volley – Igor Volley e del comitato regionale del CONI sezione di Novara.  I contenuti e il coordinamento del corso saranno forniti dal team di formatori di Village, che ha collaborato con importanti realtà dello scenario sportivo nazionale, tra le quali il settore giovanile del Milan.


Su diocesinovara.it la presentazione del progetto e gli interventi degli organizzatori e dei formatori


“Siamo tutti convocati” prenderà il via il prossimo 13 gennaio 2020 e si concluderà giovedì 12 marzo 2020. Il percorso prevede sei incontri per gli allenatori, tre per i genitori e quattro per i dirigenti delle società. Tutti gli incontri si terranno presso la struttura di Novarello Villaggio Azzurro (via Dante Graziosi, 1 – 28060 Granozzo con Monticello).

Per iscrizioni e informazioni è possibile contattare www.siamotutticonvocati.it o scrivendo a info@siamotutticonvocati.it.

 

Brambilla ai giovani: quel “Noi” che apre l’orizzonte e fa dire “EccoCi”

La giovinezza come età di passaggio, «l’etate che puote giovare», come scrive Dante, per diventare grandi e vivere da adulti. Ma anche l’età dell’”EccoCi”, da spendere nel presente come impegno, scommessa coraggiosa, scelte forti: con una sottolineatura, che sta tutta nella declinazione al plurale di quell’”EccoCi”: «Il cammino di quest’anno vuole sottolineare il “Noi”. prima precede il “noi” e poi viene l’“io”. Per educare un cucciolo d’uomo ci vuole un villaggio intero».


La torta della vita

Introduzione al sussidio di preghiera per i giovani 2019-2020 “E adesso… Vivi!” La sua giovinezza ci illumina
23-09-2019
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Discorso agli operatori di pastorale giovanile e ai sacerdoti

Assemblea di avvio dell’anno di pastorale giovanile 2019
20-09-2019
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E’ ‘invito che, ad avvio di anno pastorale il vescovo Franco Giulio  ha fatto ai giovani della diocesi di Novara: nella sua introduzione al sussidio di preghiera di quest’anno e nell’assemblea che ha riunito a Borgomanero sacerdoti ed operatori di pastorale giovanile.

 

Un invito mette al centro i temi forti di quest’anno in diocesi nell’impegno della comunità per le nuove generazioni, e che guarda all’Esortazione Apostolica Christus Vivit  che Papa Francesco ha scritto a seguito del Sinodo dello scorso anno dedicato ai giovani.

Di seguito i due interventi


La torta della vita

Introduzione al sussidio di preghiera per i giovani 2019-2020
“E adesso… Vivi!” La sua giovinezza ci illumina

 

Carissimi giovani,

«Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo […] lui vive e ti vuole vivo!» (CV 1).

L’inizio squillante dell’Esortazione sinodale  di Papa Francesco (Cristo vive!), pubblicata dopo il Sinodo dei Giovani del 2018, ci dà come la scossa per interrogarci in modo radicale: la nostra è una vita “vera”? Se, come dice Dante, la giovinezza è «l’etate che puote giovare» (Convivio, 4,24), la domanda diventa: a che cosa giova questa età? La risposta è semplice e impegnativa nello stesso tempo: giova a diventare grandi e a vivere da adulti.

Adolescenza e giovinezza sono come i due tempi di un unico film: il primo tempo mette in scena i personaggi del racconto e fa scorrere le prime sequenze della trama, dove l’azione sembra annodarsi e ingarbugliarsi in storie spesso contorte e intricate; il secondo tempo imprime un’accelerazione con al centro un evento critico, in cui la storia è sottoposta a una prova insuperabile, fin quando un fatto imprevisto scioglie l’intrigo e la storia giunge alla fine. Magari è ancora un finale aperto, non ancora compiuto, che non sempre raggiunge un “…e vissero felici e contenti!”, ma certo è un “the end” che dà a pensare e apre al domani. È il futuro da adulti per cui vale la pena aver ricevuto la vita, essere nati, diventati adolescenti ed entrati nel dramma della giovinezza.

“Dramma” deriva dal greco dráma,  che significa azione. Non è solo un fare, mettendo in opera mezzi per ottenere degli scopi, ma è un agire che comporta sentimenti, passioni, scelte, decisioni, relazioni, risultati, fallimenti, conquiste e sempre nuove partenze. La vita è vera quando è un “dramma”, quando cioè diventa un agire che si distende nel tempo e costruisce storie in formato grande. La vita comporta scelte e decisioni, giorno per giorno, richiede piccole e grandi azioni, che costruiscono la nostra “scelta di vita”.

Eppure oggi sembra meglio non scegliere, pare più facile seguire il flusso degli eventi e delle cose che ci càpitano, è più desiderabile “lasciarsi vivere”. Ma questo genera disorientamento, improvvisazione, noia, ci fa tirare a campare. Per fortuna vi sono alcune cose stabili: la famiglia, la scuola, e, per i più grandi e fortunati, il lavoro. Sono come la base sicura su cui camminare: ma poi in che direzione andare? Ritorna la questione delle piccoli e grandi scelte della vita, soprattutto la domanda sulla direzione da prendere.

Vi racconto una storia, la mia storia che ho vissuto. La mia generazione è nata dopo la seconda guerra mondiale, il paese era distrutto, ma la voglia di fare e di ricostruire era tanta. Nei miei primi vent’anni si respirava l’aria buona per rischiare e tentare cose nuove. La parola magica era “progresso”. Avevamo pochi ingredienti per costruire la “torta della vita”. Noi abbiamo lottato per procurarcene altri, abbiamo faticato per portare a casa nuove possibilità di crescita, e, in colpo solo, abbiamo costruito il nostro futuro, la nostra vocazione, la nostra famiglia, il nostro Paese. E abbiamo vinto anche due volte il campionato del mondo!

È stato un periodo esaltante, un’età dove la parola-guida era “futuro”. Qualcuno ha anche buttato a mare il passato come un ferro vecchio, vi fu persino chi lo ha combattuto fino ad arrivare a negarlo, portando alla terribile tragedia del terrorismo. Ma questa è stata la malattia più grave che nascondeva un male più sottile. Nei traguardi raggiunti ci si è quasi inebriati dei risultati, ma soprattutto si sono trasmesse queste conquiste alla nuova generazione come se fossero state cose facili da ottenere e realizzare. La sfida, l’ingegno, la creatività, la lotta, il sacrificio, la condivisione, che avevano permesso di raggiungere questo grande traguardo, sono stati sottaciuti e oscurati. Si sono trasmessi solo i risultati, il benessere, il patrimonio, la possibilità infinita di mezzi, la facilità dei viaggi, e molto altro, ma non la fatica che costava ottenerli.

La “torta della vita”, però, non può essere trasmessa solo come una cosa, né come una ricetta, ma va consegnata come un mestiere, anzi come un’arte, l’“arte di vivere”! Oggi la nuova generazione giovanile si trova nella situazione capovolta. Non deve tanto arrabattarsi a cercare altri ingredienti, non deve ingegnarsi a cercare nuove risorse, ma è immersa e quasi sommersa da infinite possibilità. Quando un giovane di oggi sogna, può fantasticare su tutto: ha i social che aprono una finestra interattiva col mondo, dispone dei prodigiosi mezzi della comunicazione, sogni viaggi senza confini, dispone di risorse che alimentano ogni opportunità, ha accesso a ogni tipo di conoscenza scientifica, tecnica e bibliografica. Insomma tutto sembra facile e a portata di mano.

Il giovane oggi deve scegliere ogni giorno, facendosi strada in una foresta di possibilità diverse e affascinanti. Non sa, però, cosa scegliere e ha paura di perdere qualcosa. La malattia mortale da cui può essere colpito è la noia, che paralizza di fronte alle infinite possibilità della vita. La sua “torta della vita” ha a disposizione fin troppi ingredienti. Se non sceglie quali usare, ma soprattutto quali escludere, essa diventa immangiabile e indigeribile.

Il mio augurio per ciascuno di voi è questo: scegli ogni giorno ciò che può costruire il tuo futuro, decidi attraverso le piccole e grandi scelte di vita il tuo volto di domani. L’adolescenza e la giovinezza è l’età che può “giovare”… Che la tua giovinezza possa “giovare” ai desideri del tuo cuore. Per costruirne il tuo domani di adulto!

 

+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara


Discorso agli operatori di pastorale giovanile e ai sacerdoti

Assemblea di avvio dell’anno di pastorale giovanile

 

Volevo iniziare con una frase che mi ha sempre orientato e che mi piacerebbe che imparaste a memoria. È una frase di un autore dell’Ottocento, Johann Adam Möhler (1796 – 1838), e dice così:

Non vorremmo morire né asfissiati per estremo centralismo, né assiderati per estremo individualismo. Né uno può pensare di essere tutti, né ciascuno può pensare di essere il tutto, ma solo l’unità di tutti è una totalità. Questo è l’eídos (εἶδος), questa è la forza motrice della Chiesa cattolica!.

Il cammino di quest’anno vuole sottolineare tale “Noi”. Se chiedete a qualcuno in mezzo a voi, che proviene dal continente africano, vi risponderà che prima precede il “noi” e poi viene l’“io” e che per educare un cucciolo d’uomo ci vuole un villaggio intero.

Vi dico tre cose a proposito del “Noi”.

 

Il “noi” che ci precede

La prima parla del “noi” che ci precede: sono i nostri genitori e parenti. Da dove noi veniamo, com’è la mia casa, com’è il mio paese, com’è la mia città, com’è il mio ambiente, come sono le mie radici. Io non sono un fungo nel deserto, non sono un’orchidea in mezzo alla sabbia ma, se sono cresciuto bene, è perché sono stato piantato e cresciuto in un terreno nutriente. Andiamo con l’immaginazione in piazza san Pietro il 13 marzo del 2013: furono 32 i secondi in cui il Papa fece pregare in silenzio per lui! Stasera vi chiedo di pregare per quel “noi” che siamo, per quel “noi” in cui siamo cresciuti, di cui noi siamo la concretezza storica – io sono ciò che ho ricevuto! – per non perdere lo stupore originario della vita, e che si rinnova ogni mattina, quando ci chiediamo: “perché ci sono, e potrei non esserci!”. Ringraziamo per questo nel silenzio di qualche attimo…

Il “noi” in cui esistiamo

Dal “noi” da cui siamo venuti al “noi” in cui siamo, in cui staremo quest’anno, al noi attuale. Pensiamo all’orizzonte in cui ci collochiamo, agli ambienti che frequentiamo, come la scuola, il lavoro, la casa. Qui sono contenuti tutti i frammenti e gli impulsi della nostra vita: il “noi” attuale e vitale di oggi che comprende anche i nostri ambienti oratoriani ed ecclesiali, di studio e di lavoro.

Come percepiamo il “noi” ecclesiale? Solo come un luogo in cui si sta bene? E col quale ci rapportiamo solo quando “si sta bene” o da cui ci allontaniamo se non siamo stati bene? O lo sentiamo anche come un “noi” un po’ provocante, a volte inquietante, persino spigoloso, perché lo abita chi mi sta simpatico, ma anche chi è difficile e va preso a piccole dosi… Il “noi” attuale è la grande sfida: esso apre il mio “io”.

Io so chi sono, se lascio che l’altro si infiltri in me. Se poi pensiamo non solo ad un “altro” – al  singolare – ma agli “altri” – al plurale; se pensiamo a un altro che non è scelto, solo perché mi trovo bene con lui, ma è accolto perché, anche se non mi trovo bene, mi stimola ad allargare lo sguardo, allora comprendiamo come il “noi” attuale  sia provocante e promettente.

È il “noi” in cui siamo. Dedichiamo i primi mesi di quest’anno negli ambienti che abiteremo, diamoci del tempo per farci questa domanda semplice: se, come dice Gesù, raccogliessimo un solo proselito, uno che abbiamo convinto e persuaso, sceglierebbe di stare insieme a noi e di restare con noi, oppure se ne andrebbe? Troverebbe nel nostro “noi” un luogo esigente, stimolante, nutriente, oltre che un luogo dove si sta bene. La Chiesa non è solo la casa dove si sta bene, ma è il luogo dove si cammina verso il bene. Se anche non facessimo nulla per questo mondo, ma se facessimo solo del nostro ambiente la casa della fraternità, potremmo già cambiare il mondo.

Ho avuto la fortuna e la grazia di essere destinato, nei primi dieci anni di sacerdozio, di andare nel fine settimana nella parrocchia intitolata a san Giuseppe, collocata tra San Fruttuoso e San Rocco, a Monza, che da terreno arido il parroco è stato capace di trasformare in giardino in fiore. Ecco, allora, il nostro “noi” deve essere un noi “stimolante”, dove si va volentieri perché sentiamo che è un luogo di crescita, dove possiamo dire il nostro “eccoCi”.

È un “noi”, il nostro “noi”, dove si abita volentieri? In cui “volentieri” non significa spontaneamente, ma piuttosto con “buon volere”, perché capisco che è un luogo che mi fa crescere. Possiamo dire che il nostro è un ambiente dell’”eccoCi”? Dove il tutto è più della somma dei singoli addendi, in cui il totale è più della somma dei singoli “io”? La Chiesa è quella realtà grandiosa, dove uno, più uno, più uno, fa due e mezzo e, invece, dove uno, più uno, più uno e più uno ancora, fa già cinque. È una strana matematica. Se ci pensate un poco è proprio così: nei nostri ambienti, quando la vita comune funziona, la totalità è sempre di più della somma dei semplici addendi. Perché in mezzo ce n’è Uno che, non solo si infiltra in noi, ma che ci dà un pane per vivere. È un pane strano, che quando noi lo mangiamo, non lo assimiliamo in noi, ma ci assimila a Lui. Nella bolla “Transiturus” dell’11 agosto 1264, che conserviamo a Novara in uno dei due originali unici rimasti al mondo, con la quale si istituisce la festa del Corpus Domini, nella parte conclusiva si dice che questo [dell’Eucaristia] è un pane che, quando tu lo mangi, non lo assimili in te, ma ti assimila a Lui! Dobbiamo fargli spazio, e fare in modo che chi sta con noi si accorga che in mezzo a noi c’è questo Ospite “inquietante”: se fai spazio a Lui, riesci a far spazio a tutti.

Il “noi” che saremo

Il terzo “noi” è il “noi che saremo”, che vorremmo costruire, è quell’“eccoCi” che ci mette per strada. Mi ha colpito, la scorsa domenica, un’intervista a un filosofo, che è stato dei nostri, ma poi ha preso la sua strada, il quale ha dichiarato: «Noi corriamo il rischio di morire di nichilismo, cioè di quell’atteggiamento per cui facciamo le cose e sappiamo che non ci nutrono, che non ci danno vita, che ci annoiano. Per sentirmi vivo devo sballare, fare qualcosa di strano, di straordinario». Secondo questo filosofo, siamo noi adulti che non siamo stati in grado di trasmettere quei gesti che facendo crescere, diventano riti di iniziazione. Egli propone questa soluzione, soprattutto ai giovani: a diciotto anni fuori di casa, a mille chilometri di distanza, con un anno di servizio civile. Per ragazzi e ragazze. A noi forse basta almeno andare un po’ fuori dal grembo materno verso qualcuno. Ricordo con gioia coloro che quest’estate sono andati in missione, dopo aver ricevuto il mandato alla Route dei giovani. Vorrei ricordare accanto a questi, tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo per i nostri Grest. Perché tutte queste scelte rappresentano il “noi” che saremo, l’“eccoCi” con cui costruiamo il nostro futuro. Più si diventa grandi, e più la base della nostra piramide di relazioni si restringe. Il numero degli amici, man mano che passano gli anni diminuisce, e s’impoveriscono anche le possibilità della vita.

Il “noi che saremo”, il “noi” futuro, deve essere un noi arioso, un “noi” con un orizzonte vasto. Facciamo questo proposito: una sera alla settimana, lasciamo che i nostri giovani, i nostri adolescenti, vadano in giro, ascoltino le altre persone, leggano un libro, in modo che il loro orizzonte si dilati e si arricchisca. L’”eccoCi” del come “noi saremo” ha bisogno di tale orizzonte più ampio. «Né uno può essere tutti, né ciascuno può essere il tutto, ma solo l’unità di tutti è una totalità. Questo è l’eídos della Chiesa cattolica!». Altrimenti si muore asfissiati e assiderati. E noi non vogliamo morire così!

+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara