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Santa Pasqua, cinque minuti con la Parola

Una piccola Lectio, una proposta per ritagliarsi cinque minuti di preghiera e ascolto della Parola nella giornata in cui si fa memoria dell’Epifania del Signore. Il testo è tratto da Cercatori di felicità,  sussidio di preghiera della diocesi di Novara, pensato e curato dall’’Ufficio per la Pastorale giovanile.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepol- cro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al se- polcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti

 

Commento

Pasqua di Risurrezione: la solennità più importante di tutta la cristianità. Si celebra l’avvenimento principale della no- stra fede e redenzione.
Mentre ieri la liturgia ha presentato l’apparizione degli angeli alle donne che annunciava la Risurrezione di Gesù, il Vangelo di oggi, invece, si sofferma sull’angosciosa notizia che Maria Maddalena porta agli Apostoli: ”Hanno rubato il corpo di Gesù”.
Pietro e Giovanni vanno al sepolcro per sincerarsi della situazione e, mentre Pietro vede la stessa scena di Giovanni, ma “non crede”, l’altro Apostolo “vede e crede”. Perché questo? Perché la fede non si basa solamente su un’indagine razionale, come se il Signore fosse solo un personaggio della storia o un fenomeno da osservare e analizzare secondo ben precise regole scientifiche; ci vuole certo l’uso corretto e onesto della ragione per accostarsi “all’evento Gesù”, ma non basta, perché tu sei solamente creatura ed è segno di uno smisurato e ingenuo orgoglio pretendere che la creatura comprenda del tutto l’essere e l’agire del suo creatore. Giovanni è il discepolo più vicino a Gesù, colui che “il Maestro amava”, perché è il discepolo che aveva incontrato il Signore aprendo a lui completamente il suo cuore e la sua anima.
Capire Cristo e amarlo vuol dire “incontrarlo” nella propria vita come si incontra e si ama una persona viva e reale (perché lui è vivo e reale) e non “studiarlo”. E lo puoi incontrare soprattutto nella Chiesa che ti parla di lui proclamando la sua Parola e comunicandoti la sua stessa vita nei sacramenti. Sei disposto a fare questo incontro?

 

Preghiera

Pasqua di Risurrezione,
Pasqua di vita e di liberazione,
ma soprattutto di incontro con te, o mio Dio. E ti ritrovo presente nella mia vita
da dove tu non ti sei mai allontanato.
E ti ritrovo compagno del mio cammino
e più ti conosco e più ti amo,
e più ti amo e più mi affiderò a te
perché nel giorno della mia risurrezione possa per l’eternità stare al tuo fianco.

 


 

“Cercatori di felicità” è il sussidio per la preghiera quotidiana della Diocesi di Novara per l’anno 2018-2019, pensato e curato dall’Ufficio per la Pastorale giovanile.

 

PER INFORMAZIONI: LA PRESENTAZIONE DEL SUSSIDIO

PRENOTAZIONI: giovani@diocesinovara.it

 

Il vescovo ai giovani: «Cristo risorto, speranza viva… per noi»

L’incontro con Cristo come fonte di una speranza «viva», che trova il suo senso e la sua completezza solo quando non è vissuta in una dimensione personale e intimistica, ma quando diventa generativa: cresce nella relazione con gli altri e con il Signore, nella preghiera.

E’ il cuore del messaggio che il vescovo Franco Giulio Brammbilla ha voluto affidare ai giovani della diocesi di Novara, radunati a Boca per la Veglia delle Palme 2019, appuntamento per vivere la Giornata mondiale della gioventù in diocesi. Lo ha fatto nel suo intervento durante la celebrazione e consegnando loro uno scritto al termine dell’incontro e rivolgendosi direttamente a loro nel suo intervento durante la Veglia, nel quale il vescovo ha proposto l’immagine esplicativa del Quadrato della Speranza.


L’intervento del vescovo durante la celebrazione

Il Quadrato della Speranza
Intervento alla Veglia delle Palme 2019
13-04-2019
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Il messaggio del vescovo consegnato al termine della celebrazione

Cristo risorto, speranza viva… per noi
Messaggio ai giovani della diocesi per la Veglia delle Palme 2019
13-04-2019
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E nella tappa conclusiva del triennio che Papa Francesco ha voluto dedicare a Maria, è proprio la giovane di Nazareth che mons. Brambilla chiede di guardare: «Ragazzi, questa non è una strada semplice: non vi metterà al riparo da fatiche e delusioni. Anche per Maria non è stato così. Ma è la strada per la felicità, che guarda al bello e al vero della vita. E che si fonda sull’affidarsi a Dio: sul lasciarsi sostenere dallo sperare in una persona viva e concreta, che rende tutto più leggero».

Di seguito i due testi integrali del messaggio rivolto ai giovani del vescovo Franco Giulio.

Il Quadrato della Speranza

 

La parola “speranza” non è originale della lingua cristiana, appartiene al linguaggio umano di ogni tempo. In particolare, appartiene alla stagione della giovinezza, perché in quell’età si ha più futuro davanti che passato alle spalle. Ma oggi sembra essere afflitta da diverse patologie. Nel tempo della società gassosa che ci spinge a cercare risposte e gratifiche nell’immediato, l’attesa del futuro esige di correggere le malattie della speranza e di mettere in luce i germogli positivi presenti nelle esperienze della vita attuale.
Come fare per essere testimoni di speranza tutti i giorni? Per rispondere a questa domanda, vorrei proporvi una riflessione in quattro passi, che sono come i quattro lati di un quadrato. Il quadrato della speranza!


“Io spero…”
Il primo passo della speranza è quello più semplice e proprio per questo è quello cui si pensa meno. Tutti voi, quando vi svegliate e vi alzate dal letto compite questo atto: “io spero…” ed entrate con fiducia nella giornata che vi sta davanti. È l’atteggiamento che ci permette di affrontare gli impegni, il lavoro, lo studio, gli incontri, le fatiche che ci attendono.

“Io spero che…”
Quando poi mettete a fuoco la vostra agenda quotidiana, dal semplice “io spero…”, si passa allo “io spero che…”: spero che la verifica vada bene, spero di riuscire a terminare il lavoro che ho iniziato, spero di avere il tempo per incontrare quel mio amico. E’ la forma pratica dello sperare: è quello che muove all’azione. Tutti gli “io spero che…” sono i sogni delle cose belle e buone che vorreste fare, incontrare e ricevere durante il giorno.

“Io spero in te…”
Poi c’è un terzo passo. È forse quello meno immediato, ma è proprio quello che qualifica il nostro vivere quotidiano. È la tensione tra l’“io spero…” e l’“io spero che…”. È un orizzonte che si allarga, che non si ferma all’oggi e al qui, ma interroga l’intera nostra vita. È lo slancio che anima il nostro quotidiano, che lo abita, ma che ce lo fa anche superare. Senza ritrovare questo slancio della speranza dentro le esperienze della vita, soprattutto negli ambienti dello studio e del lavoro, del divertimento e dello sport, dell’amicizia e del volontariato, non sarà possibile un annuncio della speranza viva del Risorto.

“Io spero in te… per noi”
Ma adesso vi chiedo di fare con me un ultimo passo. Perché, vedete, lo slancio della speranza viva nasce da voi stessi, ma non si ferma lì: è per tutti, per tutti noi. L’espressione di Gabriel Marcel: “io spero in te per noi” racconta proprio di questo, mettendo in luce due aspetti.
Anzitutto, il legame interpersonale (per noi) della speranza. Non si può sperare da soli, mentre si può essere disperati restando soli. Oggi sempre più spesso la speranza è confinata nello spazio intimo di una speranza individualistica o nell’ambito ideologico di un progressismo sociale, senza che si riesca a vedere il legame che unisce le speranze della persona e le attese della società. Il bene che io cerco, che io spero, è davvero per me solo se è bene anche per gli altri.
Il secondo aspetto dello sperare “per noi”, è che esso diventa preghiera, diventa invocazione. Alla fine, la speranza ha la sua forma umana compiuta quando diventa preghiera che invoca la presenza del Dio della vita e del Signore della storia. La figura cristiana della speranza conduce così a fissare lo sguardo sul Signore. Egli è la speranza viva, sorgente della testimonianza nel mondo.
L’offuscamento della sostanza viva della fede cristiana, che ha il centro nel Crocifisso risorto, paralizza le forme della comunicazione del Vangelo. Oggi si fa fatica ad essere testimoni del Vangelo perché perdiamo di vista il suo centro, il nucleo centrale che dà vita alla nostra speranza: Gesù è risorto!

Impariamo da Maria, che ci ha accompagnato in questi tre anni: il suo sì è stato un sì sicuro perché pieno di speranza. Quella speranza che è pronta a farsi sorprendere, a farsi mettere in gioco. Il suo non è stato un semplice “io spero che…”, ma un “io spero in te… per noi”. Ha lasciato che il Signore non rispondesse solo ai suoi desideri, ma che li superasse in un modo addirittura inimmaginabile.
Allora, come augurio per questa Pasqua, vi voglio dedicare le parole del filosofo della speranza (G. Marcel):

«Io spero in te per noi»… Bisogna dire che sperare, così come possiamo presentirlo, è vivere in speranza, al posto di concentrare la nostra attenzione ansiosa sui pochi spiccioli messi in fila davanti a noi, su cui febbrilmente, senza posa, facciamo e rifacciamo il conto, morsi dalla paura di trovarcene frustrati e sguarniti. Più noi ci renderemo tributari dell’avere, più diverremo preda della corrosiva ansietà che ne consegue, tanto più tenderemo a perdere, non dico solamente l’attitudine alla speranza, ma alla stessa fiducia, per quanto indistinta, della sua realtà possibile. Senza dubbio in questo senso è vero che solo degli esseri interamente liberi dalle pastoie del possesso sotto tutte le forme sono in grado di conoscere la divina leggerezza della vita in speranza.


Cristo risorto, speranza viva… per noi

«Io spero in te per noi»: così Gabriel Marcel, un filosofo francese, esprimeva in modo sintetico la prova a cui era sottoposta la speranza, nel momento terribile dell’ultima guerra mondiale. Anche oggi, in un tempo pieno di possibilità e di mezzi, la speranza è un bene di scarsa disponibilità, che si compra a caro prezzo. Sapete, cari ragazzi, quando incontro studenti della vostra età, chiedo spesso: cosa sperate per il vostro domani? La risposta è talvolta deprimente: cosa vuole, non riusciamo a vedere oltre il prossimo weekend…!

Ma cosa è la speranza cristiana? La speranza cristiana è una persona. Una persona che ha il volto del Crocifisso risorto, che potete incontrare e conoscere nella parola annunciata, nell’Eucaristia celebrata, nella comunità credente, nelle attese del mondo. È la forza propulsiva della Pasqua!

La speranza è il dono con cui la Chiesa si lascia di nuovo “generare” dal Signore. La Chiesa riceve sempre da capo il Vangelo della Pasqua, il dono dello Spirito e la ricchezza variegata dei suoi doni. E voi, cari ragazzi, siete chiamati ad essere i protagonisti di questa rigenerazione, perché siete la Chiesa di domani, siete il mondo di domani, siete coloro che aiutano a tenere “viva” la nostra speranza.

 

  1. «Egli ci ha generati a una speranza viva» (1Pt 1,3)

Vorrei, allora, porgere ad ognuno di voi questa domanda semplice: tu, adolescente e giovane, guardi  il tuo futuro con una speranza viva? Proviamo a vedere cosa significa lasciandoci ammaestrare dall’Apostolo Pietro che nella sua Prima Lettera utilizza proprio la metafora della “nuova generazione” per parlare dell’attesa umana e della speranza cristiana.

L’inno di benedizione con cui si apre la Prima lettera di Pietro è una lode a “Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo”. Pietro così continua: «nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva» (1Pt 1,3). La parola chiave della benedizione è la “speranza viva” alla quale siamo generati mediante la risurrezione di Gesù. L’Apostolo usa la metafora della “generazione” per affermare che il credente nasce di nuovo nella Pasqua di Gesù.

Proseguendo nella lettura della lettera, troviamo tre aspetti essenziali che Pietro mette in luce: la nuova generazione è rinascita pasquale nella risurrezione dai morti; ha il suo luogo sacramentale nel battesimo; trova il suo significato esistenziale nella vita mediante la fede. Al centro, dunque, stanno il Risorto e la sua azione che genera in noi una speranza vivente e attiva.

La speranza è precisata “come una eredità che non si corrompe, non si macchia, non marcisce” (1,4). La speranza cristiana è un’eredità promessa, è quasi una caparra di un bene più grande, che ha un anticipo nell’esperienza filiale e fraterna dei credenti. È descritta nei suoi tratti salienti così: è incorruttibile, perché è custodita nei cieli per noi (v. 4b); è incontaminata, perché accolta nella fede (v. 5a); è indistruttibile, perché non si può perdere, va al di là della morte, per raggiungere la pienezza stessa della vita di Dio (v. 5b). Questa è la “speranza viva” di cui parla l’Apostolo.

 

  1. Una speranza viva per noi

Dunque, cari ragazzi, la speranza viva è la stella polare che ci deve guidare nel cammino: il primo motivo del nostro convenire è quello di lasciarci sempre, di nuovo, generare e alimentare dalla speranza della risurrezione, così che essa diventi capace di interpretare e di realizzare le attese e le speranze degli uomini d’oggi, di mettere in contatto la ricerca di vita, di relazioni buone, di giustizia, di libertà e di pace, con la fonte stessa della speranza viva, Gesù risorto.

La parola “speranza” non è originale della lingua cristiana, appartiene al linguaggio umano di ogni tempo. In particolare, appartiene alla stagione della giovinezza, perché in quell’età si ha più futuro davanti che passato alle spalle. Ma oggi sembra essere afflitta da diverse patologie. Nel tempo della società gassosa che ci spinge a cercare risposte e gratifiche nell’immediato, l’attesa del futuro esige di correggere le malattie della speranza e di mettere in luce i germogli positivi presenti nelle esperienze della vita attuale.

Quindi, che cosa ci è richiesto per partecipare alla speranza viva di Cristo risorto che ci ha mostrato l’Apostolo Pietro? Come fare per esserne testimoni tutti i giorni? Nella ricerca delle risposte a queste domande, vorrei proporvi una riflessione in quattro passi.

 “Io spero…”

Il primo passo della speranza è quello più semplice e proprio per questo è quello cui si pensa meno. Tutti voi, quando vi svegliate e vi alzate dal letto compite questo atto: “io spero…” ed entrate con fiducia nella giornata che vi sta davanti. È l’atteggiamento che ci permette di affrontare gli impegni, il lavoro, lo studio, gli incontri, le fatiche che ci attendono.

“Io spero che…”

Quando poi mettete a fuoco la vostra agenda quotidiana, dal semplice “io spero…”, si passa allo “io spero che…”: spero che la verifica vada bene, spero di riuscire a terminare il lavoro che ho iniziato, spero di avere il tempo per incontrare quel mio amico. È la forma pratica dello sperare: è quello che muove all’azione. Tutti gli “io spero che…” sono i sogni delle cose belle e buone che vorreste fare, incontrare e ricevere durante il giorno.

“Io spero in te…”

Poi c’è un terzo passo. È forse quello meno immediato, ma è proprio quello che qualifica il nostro vivere quotidiano. È la tensione tra l’“io spero…” e l’“io spero che…”: “io spero in te…”. È un orizzonte che si allarga, che non si ferma all’oggi e al qui, ma interroga l’intera nostra vita. È lo slancio che anima il nostro quotidiano, che lo abita, ma che ce lo fa anche superare e che guarda al Signore.  Senza ritrovare questo slancio della speranza dentro le esperienze della vita, soprattutto negli ambienti dello studio e del lavoro, del divertimento e dello sport, dell’amicizia e del volontariato, non sarà possibile un annuncio della speranza viva del Risorto.

“Io spero in te… per noi”

Ma adesso vi chiedo di fare con me un ultimo passo. Perché, vedete, lo slancio della speranza viva nasce da voi stessi, ma non si ferma lì: è per tutti, per tutti noi. L’espressione del filosofo: “io spero in te per noi” racconta proprio di questo, mettendo in luce due aspetti.

Anzitutto, il legame interpersonale (per noi) della speranza. Non si può sperare da soli, mentre si può essere disperati restando soli. Oggi sempre più spesso la speranza è confinata nello spazio intimo di una speranza individualistica o nell’ambito ideologico di un progressismo sociale, senza che si riesca a vedere il legame che unisce le speranze della persona e le attese della società. Il bene che io cerco, che io spero, è davvero per me solo se è bene anche per gli altri.

Il secondo aspetto dello sperare “per noi”, è che esso diventa preghiera, diventa invocazione. Alla fine, la speranza ha la sua forma umana compiuta quando diventa preghiera che invoca la presenza del Dio della vita e del Signore della storia. La figura cristiana della speranza conduce così a fissare lo sguardo sul Signore. Egli è la speranza viva, sorgente della testimonianza nel mondo.

L’offuscamento della sostanza viva della fede cristiana, che ha il centro nel Crocifisso risorto, paralizza le forme della comunicazione del Vangelo. Oggi si fa fatica ad essere testimoni del Vangelo perché perdiamo di vista il suo centro, il nucleo centrale che dà vita alla nostra speranza: Gesù è risorto!

 

  1. Maria, la divina leggerezza della vita in speranza

Impariamo da Maria, che ci ha accompagnato in questi tre anni: il suo sì è stato un sì sicuro perché pieno di speranza. Quella speranza che è pronta a farsi sorprendere, a farsi mettere in gioco. Il suo non è stato un semplice “io spero che…”, ma un “io spero in te… per noi”. Ha lasciato che il Signore non rispondesse solo ai suoi desideri, ma che li superasse in un modo addirittura inimmaginabile.

Ragazzi, questa non è una strada semplice: non vi metterà al riparo da fatiche e delusioni. Anche per Maria non è stato così. Ma è la strada per la felicità, che guarda al bello e al vero della vita. E che si fonda sull’affidarsi a Dio: sul lasciarsi sostenere dallo sperare in una persona viva e concreta, che rende tutto più leggero.

Allora, come augurio per questa Pasqua, vi voglio dedicare le parole del filosofo della speranza:

«Io spero in te per noi»… Bisogna dire che sperare, così come possiamo presentirlo, è vivere in speranza, al posto di concentrare la nostra attenzione ansiosa sui pochi spiccioli messi in fila davanti a noi, su cui febbrilmente, senza posa, facciamo e rifacciamo il conto, morsi dalla paura di trovarcene frustrati e sguarniti. Più noi ci renderemo tributari dell’avere, più diverremo preda della corrosiva ansietà che ne consegue, tanto più tenderemo a perdere, non dico solamente l’attitudine alla speranza, ma alla stessa fiducia, per quanto indistinta, della sua realtà possibile. Senza dubbio in questo senso è vero che solo degli esseri interamente liberi dalle pastoie del possesso sotto tutte le forme sono in grado di conoscere la divina leggerezza della vita in speranza.

 

                                                                                                                  + Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara

Previsioni di pioggia: la Veglia delle Palme 2019 si trasferisce a Boca

Le previsioni meteo, che annunciano piogge intense per sabato 13 aprile, hanno costretto gli organizzatori a decidere di trasferire la Veglia delle Palme 2019, inizialmente in programma nella città di Omegna, al Santuario di Boca. L’appuntamento ora è a partire dalle 18, con la celebrazione presieduta da mons. Franco Giulio Brambilla che inizierà alle 20.45.

«Il programma cambia, ma non il cuore della proposta: un momento per i giovani della diocesi di preghiera e riflessione guidato dal vescovo  – dice don Marco Masoni, direttore dell’ufficio di pastorale giovanile -. Vorrei ribadire il nostro grazie alla città e alla parrocchia di Omegna per il lavoro in sinergia che abbiamo fatto in queste settimane. Un grazie che va soprattutto ai giovani dell’oratorio, che anche al Santuario, ci aiuteranno nell’organizzazione vestendo le “pettorine blu” e i volontari della Cittadella Del Gusto, che al termine offriranno un dolce a tutti i partecipanti».

IL NUOVO PROGRAMMA DELLA VEGLIE DELLE PALME 2019

Il programma prenderà il via alle 18 con la tavola rotonda – moderata dal giornalista di Radiocor Il Sole 24 Ore Andrea Fontana –  “Cercatori di felicità”, con ospiti il gesuita Emilio Zanetti e l’atleta paralimpico Daniele Cassioli.

A partire dalle 19 e sino alle 20.30 circa, spazio per le confessioni e l’Adorazione.

Dopo la cena al sacco, la Veglia si aprirà alle 20.45 con l’accoglienza dell’immagine della Madonna del Sangue di Re icona-simbolo del triennio di pastorale giovanile, portata dai ragazzi di Varallo, dove si era tenuta la Veglia 2018.

Assemblea diocesana di pastorale giovanile, sabato 23 marzo a Borgomanero

Sabato 23 marzo 2019 tutti gli animatori, gli educatori, gli operatori pastorali e i sacerdoti impegnati accanto ai giovani sono invitati a partecipare all’Assemblea diocesana di pastorale giovanile. L’appuntamento è in oratorio a Borgomanero sabato mattina, dalle 9.30 alle 13.

Il tema dell’assemblea sarà I vostri giovani avranno visioni. Sinodo, giovani, Chiesa e futuro”. Per gli operatori di pastorale giovanile l’assemblea sarà l’occasione “per comprendere meglio i contenuti del Sinodo dei giovani e per ripensare, in relazione ad essi, i cammini dei gruppi giovanili negli oratori”.

Interverranno su questo tema, presentando i temi e i contenuti del Sinodo dei vescovi sui giovani don Rossano Sala, segretario speciale per il Sinodo dei giovani, e Gioele Anni, che ha partecipato al Sinodo, come uditore, in quanto consigliere nazionale per il settore giovani di Azione Cattolica.

Dopo l’assemblea diocesana di pastorale giovanile, i membri delle Consulte si incontreranno ancora per le riunioni sui territori nelle seguenti date:

Consulta NORD:  23 aprile 2019
Consulta CENTRO: 24 aprile 2019
Consulta SUD: 26 aprile 2019

 

Omegna si prepara ad accogliere i giovani della Veglia delle Palme

Sabato 13 aprile 2019 i giovani della diocesi si incontreranno a Omegna, sulle rive del Lago d’Orta, per vivere la 34° Giornata mondiale della gioventù e la veglia di preghiera con il vescovo Franco Giulio Brambilla.

In questi giorni l’organizzazione dell’evento sta entrando nel vivo: mentre si stanno definendo i dettagli del programma della Veglia, i giovani dell’oratorio con don Nicola Salsa, coadiutore e responsabile dell’oratorio, e i volontari della parrocchia di Omegna e di molti altri gruppi e associazioni della città si stanno preparando per accogliere i giovani provenienti da tutto il territorio della diocesi di Novara. E’ la prima volta che la Giornata mondiale della Gioventù diocesana si svolgerà nella città di Omegna.

La Veglia delle Palme sarà il momento conclusivo del cammino spirituale dei giovani della Diocesi di Novara, che quest’anno ha avuto come tema “Cercatori di felicità”.

La XXXIV Gmg è anche l’ultima del triennio 2017-2019, durante il quale, per il quale Papa Francesco ha invitato i giovani a mettersi in cammino sulle orme di Maria, modello da imitare, rileggendo nella sua vita la propria, “facendo memoria del passato, trovando coraggio nel presente e cercando di avere e di essere speranza per il futuro”. Per l’anno 2018-2019 il tema al centro sarà: “Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).


IL PROGRAMMA E TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

SULLA PAGINA DEDICATA ALLA VEGLIA DELLE PALME 2019