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Appuntamenti e news in diocesi di Novara

Oratori, incontro su sicurezza e privacy

Dopo l’incontro di fine febbraio con i rappresentanti di Regione e Asl NO sulla legge regionale che regola l’attività e l’organizzazione dei Grest, nuova serata per approfondire gli aspetti legali dell’attività estiva degli oratori.

L’appuntamento è per martedì 14 maggio alle 20.45, nel salone dell’oratorio di Borgomanero (Via Dante Alighieri 7/9)

Interverranno Andrea Marchi e Angela Emanuele, di Labor Service, società specializzata in consulenza e formazione, che presenteranno temi legati alla normativa sulla sicurezza e sulla privacy. Spazio sarà dedicato alla risposta di quesiti e dubbi legati dell’applicazione pratica delle leggi vigenti.

Sono invitati i sacerdoti e gli operatori pastorali che si occupano dell’organizzazione dei centri estivi nelle parrocchie.

 

 

Il vescovo ai giovani: «Cristo risorto, speranza viva… per noi»

L’incontro con Cristo come fonte di una speranza «viva», che trova il suo senso e la sua completezza solo quando non è vissuta in una dimensione personale e intimistica, ma quando diventa generativa: cresce nella relazione con gli altri e con il Signore, nella preghiera.

E’ il cuore del messaggio che il vescovo Franco Giulio Brammbilla ha voluto affidare ai giovani della diocesi di Novara, radunati a Boca per la Veglia delle Palme 2019, appuntamento per vivere la Giornata mondiale della gioventù in diocesi. Lo ha fatto nel suo intervento durante la celebrazione e consegnando loro uno scritto al termine dell’incontro e rivolgendosi direttamente a loro nel suo intervento durante la Veglia, nel quale il vescovo ha proposto l’immagine esplicativa del Quadrato della Speranza.


L’intervento del vescovo durante la celebrazione

Il Quadrato della Speranza
Intervento alla Veglia delle Palme 2019
13-04-2019
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Il messaggio del vescovo consegnato al termine della celebrazione

Cristo risorto, speranza viva… per noi
Messaggio ai giovani della diocesi per la Veglia delle Palme 2019
13-04-2019
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E nella tappa conclusiva del triennio che Papa Francesco ha voluto dedicare a Maria, è proprio la giovane di Nazareth che mons. Brambilla chiede di guardare: «Ragazzi, questa non è una strada semplice: non vi metterà al riparo da fatiche e delusioni. Anche per Maria non è stato così. Ma è la strada per la felicità, che guarda al bello e al vero della vita. E che si fonda sull’affidarsi a Dio: sul lasciarsi sostenere dallo sperare in una persona viva e concreta, che rende tutto più leggero».

Di seguito i due testi integrali del messaggio rivolto ai giovani del vescovo Franco Giulio.

Il Quadrato della Speranza

 

La parola “speranza” non è originale della lingua cristiana, appartiene al linguaggio umano di ogni tempo. In particolare, appartiene alla stagione della giovinezza, perché in quell’età si ha più futuro davanti che passato alle spalle. Ma oggi sembra essere afflitta da diverse patologie. Nel tempo della società gassosa che ci spinge a cercare risposte e gratifiche nell’immediato, l’attesa del futuro esige di correggere le malattie della speranza e di mettere in luce i germogli positivi presenti nelle esperienze della vita attuale.
Come fare per essere testimoni di speranza tutti i giorni? Per rispondere a questa domanda, vorrei proporvi una riflessione in quattro passi, che sono come i quattro lati di un quadrato. Il quadrato della speranza!


“Io spero…”
Il primo passo della speranza è quello più semplice e proprio per questo è quello cui si pensa meno. Tutti voi, quando vi svegliate e vi alzate dal letto compite questo atto: “io spero…” ed entrate con fiducia nella giornata che vi sta davanti. È l’atteggiamento che ci permette di affrontare gli impegni, il lavoro, lo studio, gli incontri, le fatiche che ci attendono.

“Io spero che…”
Quando poi mettete a fuoco la vostra agenda quotidiana, dal semplice “io spero…”, si passa allo “io spero che…”: spero che la verifica vada bene, spero di riuscire a terminare il lavoro che ho iniziato, spero di avere il tempo per incontrare quel mio amico. E’ la forma pratica dello sperare: è quello che muove all’azione. Tutti gli “io spero che…” sono i sogni delle cose belle e buone che vorreste fare, incontrare e ricevere durante il giorno.

“Io spero in te…”
Poi c’è un terzo passo. È forse quello meno immediato, ma è proprio quello che qualifica il nostro vivere quotidiano. È la tensione tra l’“io spero…” e l’“io spero che…”. È un orizzonte che si allarga, che non si ferma all’oggi e al qui, ma interroga l’intera nostra vita. È lo slancio che anima il nostro quotidiano, che lo abita, ma che ce lo fa anche superare. Senza ritrovare questo slancio della speranza dentro le esperienze della vita, soprattutto negli ambienti dello studio e del lavoro, del divertimento e dello sport, dell’amicizia e del volontariato, non sarà possibile un annuncio della speranza viva del Risorto.

“Io spero in te… per noi”
Ma adesso vi chiedo di fare con me un ultimo passo. Perché, vedete, lo slancio della speranza viva nasce da voi stessi, ma non si ferma lì: è per tutti, per tutti noi. L’espressione di Gabriel Marcel: “io spero in te per noi” racconta proprio di questo, mettendo in luce due aspetti.
Anzitutto, il legame interpersonale (per noi) della speranza. Non si può sperare da soli, mentre si può essere disperati restando soli. Oggi sempre più spesso la speranza è confinata nello spazio intimo di una speranza individualistica o nell’ambito ideologico di un progressismo sociale, senza che si riesca a vedere il legame che unisce le speranze della persona e le attese della società. Il bene che io cerco, che io spero, è davvero per me solo se è bene anche per gli altri.
Il secondo aspetto dello sperare “per noi”, è che esso diventa preghiera, diventa invocazione. Alla fine, la speranza ha la sua forma umana compiuta quando diventa preghiera che invoca la presenza del Dio della vita e del Signore della storia. La figura cristiana della speranza conduce così a fissare lo sguardo sul Signore. Egli è la speranza viva, sorgente della testimonianza nel mondo.
L’offuscamento della sostanza viva della fede cristiana, che ha il centro nel Crocifisso risorto, paralizza le forme della comunicazione del Vangelo. Oggi si fa fatica ad essere testimoni del Vangelo perché perdiamo di vista il suo centro, il nucleo centrale che dà vita alla nostra speranza: Gesù è risorto!

Impariamo da Maria, che ci ha accompagnato in questi tre anni: il suo sì è stato un sì sicuro perché pieno di speranza. Quella speranza che è pronta a farsi sorprendere, a farsi mettere in gioco. Il suo non è stato un semplice “io spero che…”, ma un “io spero in te… per noi”. Ha lasciato che il Signore non rispondesse solo ai suoi desideri, ma che li superasse in un modo addirittura inimmaginabile.
Allora, come augurio per questa Pasqua, vi voglio dedicare le parole del filosofo della speranza (G. Marcel):

«Io spero in te per noi»… Bisogna dire che sperare, così come possiamo presentirlo, è vivere in speranza, al posto di concentrare la nostra attenzione ansiosa sui pochi spiccioli messi in fila davanti a noi, su cui febbrilmente, senza posa, facciamo e rifacciamo il conto, morsi dalla paura di trovarcene frustrati e sguarniti. Più noi ci renderemo tributari dell’avere, più diverremo preda della corrosiva ansietà che ne consegue, tanto più tenderemo a perdere, non dico solamente l’attitudine alla speranza, ma alla stessa fiducia, per quanto indistinta, della sua realtà possibile. Senza dubbio in questo senso è vero che solo degli esseri interamente liberi dalle pastoie del possesso sotto tutte le forme sono in grado di conoscere la divina leggerezza della vita in speranza.


Cristo risorto, speranza viva… per noi

«Io spero in te per noi»: così Gabriel Marcel, un filosofo francese, esprimeva in modo sintetico la prova a cui era sottoposta la speranza, nel momento terribile dell’ultima guerra mondiale. Anche oggi, in un tempo pieno di possibilità e di mezzi, la speranza è un bene di scarsa disponibilità, che si compra a caro prezzo. Sapete, cari ragazzi, quando incontro studenti della vostra età, chiedo spesso: cosa sperate per il vostro domani? La risposta è talvolta deprimente: cosa vuole, non riusciamo a vedere oltre il prossimo weekend…!

Ma cosa è la speranza cristiana? La speranza cristiana è una persona. Una persona che ha il volto del Crocifisso risorto, che potete incontrare e conoscere nella parola annunciata, nell’Eucaristia celebrata, nella comunità credente, nelle attese del mondo. È la forza propulsiva della Pasqua!

La speranza è il dono con cui la Chiesa si lascia di nuovo “generare” dal Signore. La Chiesa riceve sempre da capo il Vangelo della Pasqua, il dono dello Spirito e la ricchezza variegata dei suoi doni. E voi, cari ragazzi, siete chiamati ad essere i protagonisti di questa rigenerazione, perché siete la Chiesa di domani, siete il mondo di domani, siete coloro che aiutano a tenere “viva” la nostra speranza.

 

  1. «Egli ci ha generati a una speranza viva» (1Pt 1,3)

Vorrei, allora, porgere ad ognuno di voi questa domanda semplice: tu, adolescente e giovane, guardi  il tuo futuro con una speranza viva? Proviamo a vedere cosa significa lasciandoci ammaestrare dall’Apostolo Pietro che nella sua Prima Lettera utilizza proprio la metafora della “nuova generazione” per parlare dell’attesa umana e della speranza cristiana.

L’inno di benedizione con cui si apre la Prima lettera di Pietro è una lode a “Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo”. Pietro così continua: «nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva» (1Pt 1,3). La parola chiave della benedizione è la “speranza viva” alla quale siamo generati mediante la risurrezione di Gesù. L’Apostolo usa la metafora della “generazione” per affermare che il credente nasce di nuovo nella Pasqua di Gesù.

Proseguendo nella lettura della lettera, troviamo tre aspetti essenziali che Pietro mette in luce: la nuova generazione è rinascita pasquale nella risurrezione dai morti; ha il suo luogo sacramentale nel battesimo; trova il suo significato esistenziale nella vita mediante la fede. Al centro, dunque, stanno il Risorto e la sua azione che genera in noi una speranza vivente e attiva.

La speranza è precisata “come una eredità che non si corrompe, non si macchia, non marcisce” (1,4). La speranza cristiana è un’eredità promessa, è quasi una caparra di un bene più grande, che ha un anticipo nell’esperienza filiale e fraterna dei credenti. È descritta nei suoi tratti salienti così: è incorruttibile, perché è custodita nei cieli per noi (v. 4b); è incontaminata, perché accolta nella fede (v. 5a); è indistruttibile, perché non si può perdere, va al di là della morte, per raggiungere la pienezza stessa della vita di Dio (v. 5b). Questa è la “speranza viva” di cui parla l’Apostolo.

 

  1. Una speranza viva per noi

Dunque, cari ragazzi, la speranza viva è la stella polare che ci deve guidare nel cammino: il primo motivo del nostro convenire è quello di lasciarci sempre, di nuovo, generare e alimentare dalla speranza della risurrezione, così che essa diventi capace di interpretare e di realizzare le attese e le speranze degli uomini d’oggi, di mettere in contatto la ricerca di vita, di relazioni buone, di giustizia, di libertà e di pace, con la fonte stessa della speranza viva, Gesù risorto.

La parola “speranza” non è originale della lingua cristiana, appartiene al linguaggio umano di ogni tempo. In particolare, appartiene alla stagione della giovinezza, perché in quell’età si ha più futuro davanti che passato alle spalle. Ma oggi sembra essere afflitta da diverse patologie. Nel tempo della società gassosa che ci spinge a cercare risposte e gratifiche nell’immediato, l’attesa del futuro esige di correggere le malattie della speranza e di mettere in luce i germogli positivi presenti nelle esperienze della vita attuale.

Quindi, che cosa ci è richiesto per partecipare alla speranza viva di Cristo risorto che ci ha mostrato l’Apostolo Pietro? Come fare per esserne testimoni tutti i giorni? Nella ricerca delle risposte a queste domande, vorrei proporvi una riflessione in quattro passi.

 “Io spero…”

Il primo passo della speranza è quello più semplice e proprio per questo è quello cui si pensa meno. Tutti voi, quando vi svegliate e vi alzate dal letto compite questo atto: “io spero…” ed entrate con fiducia nella giornata che vi sta davanti. È l’atteggiamento che ci permette di affrontare gli impegni, il lavoro, lo studio, gli incontri, le fatiche che ci attendono.

“Io spero che…”

Quando poi mettete a fuoco la vostra agenda quotidiana, dal semplice “io spero…”, si passa allo “io spero che…”: spero che la verifica vada bene, spero di riuscire a terminare il lavoro che ho iniziato, spero di avere il tempo per incontrare quel mio amico. È la forma pratica dello sperare: è quello che muove all’azione. Tutti gli “io spero che…” sono i sogni delle cose belle e buone che vorreste fare, incontrare e ricevere durante il giorno.

“Io spero in te…”

Poi c’è un terzo passo. È forse quello meno immediato, ma è proprio quello che qualifica il nostro vivere quotidiano. È la tensione tra l’“io spero…” e l’“io spero che…”: “io spero in te…”. È un orizzonte che si allarga, che non si ferma all’oggi e al qui, ma interroga l’intera nostra vita. È lo slancio che anima il nostro quotidiano, che lo abita, ma che ce lo fa anche superare e che guarda al Signore.  Senza ritrovare questo slancio della speranza dentro le esperienze della vita, soprattutto negli ambienti dello studio e del lavoro, del divertimento e dello sport, dell’amicizia e del volontariato, non sarà possibile un annuncio della speranza viva del Risorto.

“Io spero in te… per noi”

Ma adesso vi chiedo di fare con me un ultimo passo. Perché, vedete, lo slancio della speranza viva nasce da voi stessi, ma non si ferma lì: è per tutti, per tutti noi. L’espressione del filosofo: “io spero in te per noi” racconta proprio di questo, mettendo in luce due aspetti.

Anzitutto, il legame interpersonale (per noi) della speranza. Non si può sperare da soli, mentre si può essere disperati restando soli. Oggi sempre più spesso la speranza è confinata nello spazio intimo di una speranza individualistica o nell’ambito ideologico di un progressismo sociale, senza che si riesca a vedere il legame che unisce le speranze della persona e le attese della società. Il bene che io cerco, che io spero, è davvero per me solo se è bene anche per gli altri.

Il secondo aspetto dello sperare “per noi”, è che esso diventa preghiera, diventa invocazione. Alla fine, la speranza ha la sua forma umana compiuta quando diventa preghiera che invoca la presenza del Dio della vita e del Signore della storia. La figura cristiana della speranza conduce così a fissare lo sguardo sul Signore. Egli è la speranza viva, sorgente della testimonianza nel mondo.

L’offuscamento della sostanza viva della fede cristiana, che ha il centro nel Crocifisso risorto, paralizza le forme della comunicazione del Vangelo. Oggi si fa fatica ad essere testimoni del Vangelo perché perdiamo di vista il suo centro, il nucleo centrale che dà vita alla nostra speranza: Gesù è risorto!

 

  1. Maria, la divina leggerezza della vita in speranza

Impariamo da Maria, che ci ha accompagnato in questi tre anni: il suo sì è stato un sì sicuro perché pieno di speranza. Quella speranza che è pronta a farsi sorprendere, a farsi mettere in gioco. Il suo non è stato un semplice “io spero che…”, ma un “io spero in te… per noi”. Ha lasciato che il Signore non rispondesse solo ai suoi desideri, ma che li superasse in un modo addirittura inimmaginabile.

Ragazzi, questa non è una strada semplice: non vi metterà al riparo da fatiche e delusioni. Anche per Maria non è stato così. Ma è la strada per la felicità, che guarda al bello e al vero della vita. E che si fonda sull’affidarsi a Dio: sul lasciarsi sostenere dallo sperare in una persona viva e concreta, che rende tutto più leggero.

Allora, come augurio per questa Pasqua, vi voglio dedicare le parole del filosofo della speranza:

«Io spero in te per noi»… Bisogna dire che sperare, così come possiamo presentirlo, è vivere in speranza, al posto di concentrare la nostra attenzione ansiosa sui pochi spiccioli messi in fila davanti a noi, su cui febbrilmente, senza posa, facciamo e rifacciamo il conto, morsi dalla paura di trovarcene frustrati e sguarniti. Più noi ci renderemo tributari dell’avere, più diverremo preda della corrosiva ansietà che ne consegue, tanto più tenderemo a perdere, non dico solamente l’attitudine alla speranza, ma alla stessa fiducia, per quanto indistinta, della sua realtà possibile. Senza dubbio in questo senso è vero che solo degli esseri interamente liberi dalle pastoie del possesso sotto tutte le forme sono in grado di conoscere la divina leggerezza della vita in speranza.

 

                                                                                                                  + Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara

Previsioni di pioggia: la Veglia delle Palme 2019 si trasferisce a Boca

Le previsioni meteo, che annunciano piogge intense per sabato 13 aprile, hanno costretto gli organizzatori a decidere di trasferire la Veglia delle Palme 2019, inizialmente in programma nella città di Omegna, al Santuario di Boca. L’appuntamento ora è a partire dalle 18, con la celebrazione presieduta da mons. Franco Giulio Brambilla che inizierà alle 20.45.

«Il programma cambia, ma non il cuore della proposta: un momento per i giovani della diocesi di preghiera e riflessione guidato dal vescovo  – dice don Marco Masoni, direttore dell’ufficio di pastorale giovanile -. Vorrei ribadire il nostro grazie alla città e alla parrocchia di Omegna per il lavoro in sinergia che abbiamo fatto in queste settimane. Un grazie che va soprattutto ai giovani dell’oratorio, che anche al Santuario, ci aiuteranno nell’organizzazione vestendo le “pettorine blu” e i volontari della Cittadella Del Gusto, che al termine offriranno un dolce a tutti i partecipanti».

IL NUOVO PROGRAMMA DELLA VEGLIE DELLE PALME 2019

Il programma prenderà il via alle 18 con la tavola rotonda – moderata dal giornalista di Radiocor Il Sole 24 Ore Andrea Fontana –  “Cercatori di felicità”, con ospiti il gesuita Emilio Zanetti e l’atleta paralimpico Daniele Cassioli.

A partire dalle 19 e sino alle 20.30 circa, spazio per le confessioni e l’Adorazione.

Dopo la cena al sacco, la Veglia si aprirà alle 20.45 con l’accoglienza dell’immagine della Madonna del Sangue di Re icona-simbolo del triennio di pastorale giovanile, portata dai ragazzi di Varallo, dove si era tenuta la Veglia 2018.

Lectio Divina dei giovani: il calendario e la proposta del percorso

Lectio Divina 2018 - 2019

E’ pronto il calendario del percorso di Lectio Divina per i giovani con incontri nei sei vicariati della diocesi di Novara.

Il primo vicariato ad iniziare il percorso di Lectio Divina sarà l’Ossola, il 16 novembre a Crodo. Poi Novara – il 22 novembre a Pernate -, la Valsesia ed i Laghi – il 30 novembre a Scopello e Cannobio -, l‘Ovest Ticino – il 18 gennaio a Trecate – e infine l’Aronese – Borgomanerese a Castelletto Ticino il 25 gennaio.

Il tema del percorso – articolato su quattro tappe e che si concluderà il 13 aprile con l’appuntamento diocesano della Veglia delle Palme – è quello dell’anno di Pastorale Giovanile: Cercatori di felicità.


A QUESTA PAGINA TUTTO IL CALENDARIO ED I CONTENUTI DEGLI INCONTRI DELLE LECTIO


Protagonisti degli incontri di Lectio Divina saranno quattro figure evangeliche che accompagneranno i partecipanti all’approfondimento di quattro ambiti di vita, quattro spazi del quotidiano dove riscoprire, attraverso la Parola, la presenza del Signore, indicati ai giovani dal vescovo all termine della Route 2018: Zaccheo, Pietro, Gesù e Maria.

Ecco il calendario dgli incontri di Lectio Divina di tutto l’anno:

I LECTIO

“Gesù alzò lo sguardo” Lc 19, 1-10

16 novembre 2018, a Crodo, alle 20.45 per il Vicariato dell’Ossola
22 novembre 2018, a Pernate alle 20, 45 per il Vicariato di Novara
30 novembre 2018, a Scopello alle 20.45, per il Vicariato della Valsesia
30 novembre 2018, a Cannobio alle 20.45, per il Vicariato dei Laghi
18 gennaio 2019, a Trecate alle 20.45 per il Vicariato dell’Ovest Ticino
25 gennaio 2019, a Castelletto Ticino alle 20.45 per il  Vicariato di Arona – Borgomanero


II LECTIO

“Sarai pescatore di uomini” Lc 5, 1-11

18 gennaio 2019, a Borgosesia alle 20.45, per il Vicariato della Valsesia
26 gennaio 2019, a Preglia alle 20.45, per il Vicariato dell’Ossola
8 febbraio 2019, a Omegna alle 20.45, per il Vicariato dei Laghi
15 febbraio 2019, a Trecate alle 20.45 per il Vicariato dell’Ovest Ticino
21 febbraio 2019, presso il Seminario diocesano alle 20.45, per il Vicariato di Novara
22 febbraio 2019, ad Arona alle 20.45 per il Vicariato di Arona – Borgomanero


III LECTIO

“Egli manifestò la sua gloria” Gv 2, 1-12

15 febbraio 2019, a Romagnano Sesia alle 20.45, per il  Vicariato della Valsesia
15 marzo 2019, a Trecate alle 20.45 per il Vicariato dell’Ovest Ticino
15 marzo 2019, a Ornavasso alle 20.45 per il Vicariato dell’Ossola e dei Laghi
28 marzo 2019, presso la chiesa del Sacro Cuore di Novara alle 20.45 per il Vicariato di Novara
29 marzo 2019, a Borgomanero alle 20.45 per il Vicariato di Arona – Borgomanero


Il 13 aprile Veglia delle Palme – GMG diocesana

 

Route dei giovani 2018: tutto il materiale per la riflessione è disponibile online

Questa mattina i giovani della Route in cammino da Briga Novarese a Borgomanero vivranno tappe di riflessione sul tema “Per chi sono io?”.

Per riflettere sul tema, declinato in sette ambiti diversi, i ragazzi, insieme con gli animatori e i facilitatori della Route, avranno a disposizione del materiale che ora è disponibile anche online. Una possibilità per consultarlo dallo smartphone (oltre che dal libretto cartaceo) per chi partecipa all’evento, ma anche per chi è rimasto a casa.


Tutto il materiale per la riflessione dei diversi ambiti è disponibile online a partire da questa pagina:

Il materiale per la riflessione durante la Route 2018


La Route (tutte gli aggiornamenti sulla Route sono disponibili su questa pagina) è un’occasione di incontro, di ascolto e di scambio per tutti i giovani della diocesi di Novara, radunati prima dell’estate intorno al vescovo. Una giornata in cui, attraverso il cammino, ci saranno spazi di confronto e di dialogo che daranno voce ai giovani sui percorsi dei diversi ambiti pastorali che accompagneranno tutta la Chiesa novarese nell’anno 2018/2019.

In questo secondo anno di preparazione al Sinodo dei vescovi 2018 dedicato al tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, i giovani della diocesi si chiederanno: “PER chi sono io?”. Questo è il titolo della Route 2018, che invita i giovani a riscoprire il proprio posto all’interno della Chiesa e del mondo, per far fiorire la propria vocazione nella dimensione di servizio.